L’Italia e gli italiani sono conosciuti nel mondo con una immagine ed uno stile di vita che si sono formati nel tempo. Questi aspetti sono spesso caricaturali ma esprimono il buon carattere, la cultura dell’accoglienza e la cultura del cibo. Qui vogliamo parlare dell’immagine che l’italiano dà di se stesso, non tanto per il modo in cui si presenta (come parla, come veste), quanto per il rapporto che ah con il cibo. La maggior parte degli italiani che va all’estero dimostra di saper cucinare e per questo l’immagine dell’Italia è spesso associata al cibo come ad esempio gli spaghetti. Questo aspetto del nostro stile di vita è diventato una motivazione turistica importante per l’Italia. La cosiddetta “dieta mediterranea” tenuta in grande considerazione anche dai nutrizionisti è diventata il biglietto da visita per il turista che vuole conoscere il nostro territorio. Ciò che oggi porta un turista a compiere un viaggio non è solo il luogo geografico, il mare, il sole, ma sono importanti le idee, le emozioni che un luogo o una situazione riesce a trasmettere. In questa nuova dimensione, la ricerca del buon cibo, bisogno primario ma anche piacere, diventa una vera e propria motivazione turistica. Oggi non è più strano immaginare che gli italiani sono conosciuti anche per il loro rapporto con il cibo. Non siamo portatori di novità tecnologiche da “fast food” ma di tradizione, di una grande varietà di cucine regionali, legate ad una civiltà contadina dove il cibo era la sopravvivenza. Oggi il cibo, diventato un piacere, viene celebrato in migliaia di manifestazioni locali in tutta la penisola. Ogni piccola città o borgo ha la sua celebrazione annuale, le fiere, le feste del Santo Patrono, le innumerevoli sagre e feste paesane dedicate al vino, all’olio, al pane e a molti altri alimenti, rendono visibile questa tradizione che nel tempo ha continuato a rinnovarsi. Da questa tradizione sono nate associazioni locali e nazionali che hanno come scopo principale la promozione delle produzioni agrarie e alimentari locali e a loro tutela dalle contraffazioni e dal grande agribusiness.

“Slow food” è un’associazione internazionale fondata nel 1986 a Bra, in provincia di Cuneo, come ironica ribellione al fast food, il cibo veloce dei Mac Donald e delle paninoteche nate in quegli anni. Già nei primi anni l’associazione diventò internazionale, allargandosi ad altri paesi europei, oggi vi partecipano ben 130 Stati. E’ l’associazione dei buongustai e del mangiar bene e sano, in sintonia con il paesaggio e con le tradizioni locali, esattamente il contrario del cibo prodotto con le tecnologie della trasformazione e della conservazione dei prodotti alimentari per il consumo di massa. I “presidi” di slow food , sono una forma di protezione (presidio) assicurata da produttori e amministratori locali che si preoccupano della genuinità della produzione unita alla sostenibilità delle attività agricole e alla biodiversità del cibo, che inoltre è anche radicato nella tradizione locale.  In Italia ci sono 177 presidi oltre a quelli sparsi per il mondo che sono 120. Il turismo enogastronomico porta un business rilevante, stimato in 5 miliardi di Euro solo per l’Italia. Parlando solo di vino, in Italia ci sono circa 140 “strade del vino” , 400 denominazioni territoriali di vini locali, più di 30.000 prodotti vitivinicoli e migliaia di cantine. Il turismo enogastronomico è legato alle iniziative delle varie manifestazioni organizzate dalle associazioni locali e internazionali, sostenute dalle Amministrazioni locali. Esistono Associazioni come “Le città del vino”, nate per promuovere la cultura del vino. Vengono organizzate manifestazioni valorizzando la produzione locale dei vini, organizzando attività di formazione e di informazione facendo conoscere nel mondo il prodotto vino. Il Friuli Venezia Giulia è una regione italiana che ha iniziato ad essere visitata proprio grazie a queste iniziative che ne hanno fatto conoscere la produzione vinicola e il suo territorio a livello nazionale e internazionale.

in questo filmato si vede la manifestazione di “cantine aperte” inFriuli nel 2011 collegata al trekking in mountain bike tra i vigneti.

La tradizione gastronomica regionale è oggi una risorsa per il turismo. Le molteplici varietà di insaccati derivati dal maiale per esempio, sono una risorsa presente in tutte le regioni italiane, dalle Alpi alla Sicilia, e tutte originali e riscoperte in una nuova dimensione, proposte per il turismo. Quindi made in Italy non è solo vestiti, scarpe,  moda e grandi firme ma prodotti alimentari locali che hanno fatto la fortuna di aree di produzione come di Parma.

In questo filmato la storia e l’attualità della produzione di un insaccato tipico dell’area di Parma “il culatello di Zibello”