Non conosciamo mai abbastanza il nostro mondo

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Per introdurre il problema della crisi ambientale voglio iniziare da un filmato giapponese, dove si vede cosa succede a un luogo occupato per anni dall’uomo e sfruttato pesantemente, e poi abbandonato. La natura se lo riprende ma l’impronta umana resterà per millenni.

Riporto alcune notizie dell’articolo di Fabio Balocco apparso su “il fatto quotidiano”  del 30 Novembre 2015:
Gunkanjima è un’isola vulcanica dell’arcipelago giapponese, si trova a pochi chilometri da Nagasaki ed è una delle 505 isole della omonima prefettura. Misura 480 metri di lunghezza e poco meno di 150 di larghezza. La sua “fortuna” è stata il carbone. L’esistenza della miniera fece stabilizzare nell’isola dei minatori, e poi nel 1890 la Mitsubishi la comprò e ne iniziò lo sfruttamento industriale, l’edificazione e l’urbanizzazione. Dal 1896 il suo territorio venne progressivamente ampliato in varie fasi che la portarono ad assumere la forma attuale nel 1931. Dopo la seconda guerra mondiale, Gunkanjima stabilì il record della più alta densità di popolazione al mondo con più di 3000 abitanti per chilometro quadratoC’erano 60.000 m² di edifici abitabili, un ospedale, una scuola, templi, circa 25 negozi, bar, un cinema, una palestra, un campo da baseball e anche un bordello. Oltre agli edifici c’era il sito minerario, con diverse gallerie fin sotto il fondale marino. Il tunnel sotterraneo più profondo si estendeva per più di 1 km in profondità. Gli abitanti vivevano divisi secondo la loro classe sociale: minatori non sposati nei monolocali, minatori sposati e con famiglia nei bilocali con bagno e cucina in comune. Personale amministrativo e insegnanti avevano anche un bagno privato, al dirigente della miniera spettava il diritto ad una casa indipendente. Alla fine degli anni sessanta la domanda di carbone diminuì e nel 1973 le estrazioni cessarono perché non più convenienti e la Mitsubishi chiuse lo stabilimento minerario. Il 15 gennaio del 1974, la miniera venne ufficialmente chiusa e nell’arco di quattro mesi Gunkanjima si spopolò del tutto; l’ultimo lavoratore lasciò l’isola il 20 aprile. Da luogo fra i più popolati al mondo a luogo spopolato nel periodo di venticinque anni. Da allora tutto sull’isola è rimasto al suo posto. Da quest’anno,Gunkanjima è uno dei siti storici industriali patrimonio dell’umanità Unesco e oggetto di visite guidate. Spettrale e inquietante, ma anche affascinante, è una scenografia ideale per film da Mad Max (ma in realtà lo è stata per Battle Royale e Skyfall). Strano ma vero: a Gunkanjima non cresceva nulla, ma oggi essa è in buona parte invasa dalla vegetazione, che sta avviluppando le sue rovine.

 

 

COP21 PARIGI ventunesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

Max Strata, stimato ambientalista versiliese dal 1989, scrive le conclusioni della Cop 21 di Parigi.
Cosa aspettarsi in concreto da questo accordo? Quali sono i punti forza e quelli di debolezza? Sarà un accordo risolutivo o dobbiamo aspettrci un’altra Copenaghen 2009?
A queste e altre domande cerchiamo di dare una risposta leggendo l’articolo di Max nella rivista online Pisorno.it:  un commento ai risultati del lavoro svolto nella conferenza di Parigi



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